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scuola-digitale

Gli elaborati vincitori del concorso 2014

TUTTO VIENE MESSO IN VISTA SULLA FINESTRA PER OCCULTARE IL VUOTO DELLA STANZA
di Antonella Gallucci (eleborato vincitore sez: Istituto Tecnico Economico)
 
Una carrellata di emozioni, di ricordi conservati nella mente, ma soprattutto nel cuore; pensieri, parole, gesti spontanei, attimi che possono restare lì, saldati al cuore, per sempre: è questo quel che si può scorgere all’interno di questi semplici, ma profondi versi di Erri De Luca. Versi che compiono un viaggio a ritroso nel tempo, rievocando un mondo forse troppo distante da quello attuale, fermamente ancorato a quelli che sono i veri valori dell’esistenza e in cui nulla è dato per scontato, ma anche una semplice azione inaspettata è accolta con gratitudine e gioia.

Immagini di genuinità, di umiltà, di semplicità scorrono quotidianamente dinanzi ai nostri occhi che guardano impassibili, indifferenti alla sfera di emozioni che esse emanano. L’uomo di oggi è, infatti, un sonnambulo che cammina guardando il cielo, ma senza osservare la volta di stelle che brilla lassù per lui, che si ferma dinanzi un tramonto, ma solo per scattare una foto da mostrare sui social-network, senza osservare al di là dell’obiettivo, che trascura l’animo per far spazio all’esteriorità e all’apparenza. L’uomo di oggi è un vagabondo mosso dal desiderio di felicità che resta inappagato, in quanto egli è convinto di trovare nell’ “impossibile” un qualcosa di grandioso ed entusiasmante. E’ un cieco, un sordo che non riesce a rendersi conto che è sufficiente guardarsi attorno, soffermarsi ad ascoltare e a meditare per trovare un pizzico di serenità e di felicità. Già, perché basta poco per scoprire la “grande bellezza” di cui si parla tanto al giorno d’oggi. Nessuno di noi, però, si chiede da cosa sia realmente composta. Essa sta in un sorriso inaspettato, nella mano di una donna incinta che, con amore e delicatezza, accarezza il suo bel pancione, negli occhi gioiosi di un nonno che con determinata dolcezza  abbandona i suoi affanni per far divertire il suo nipotino, nel dolce suono delle onde che si infrangono contro gli scogli,nel sorriso di una mamma, nell’abbraccio di una nonna, nella tenacia con cui migliaia di persone rincorrono i propri sogni, nella gioia di rivedere la terra natia, di distendersi in un campo di grano e farsi accarezzare dal vento.

“Molti di questi valori non ho conosciuto” : è con queste parole che Erri De Luca termina la sua poesia. Un banale verso che racchiude una drammatica realtà: la delusione nel non aver  avuto modo di apprezzare molti di questi valori,  sgranandoli uno ad uno come grani del rosario; la consapevolezza di trovarsi nel bel mezzo di una “crisi di valori”. Come affermava lo statista britannico Winston Churchill “Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare”. Ciò, quindi, non deve rappresentare motivo di acquiescenza, ma di stimolo al cambiamento, all’evoluzione sociale. I “mostri”, contro cui bisogna lottare,  dentro e fuori di noi ogni giorno, sono abbastanza conosciuti: il consumismo, l’egoismo, l’edonismo esibizionista, il prevalere della sfera materiale su quella spirituale. Sorge spontaneo chiedersi quali potrebbero essere i rimedi più efficaci per tentare di risolvere questo enorme enigma, riappropriandosi delle radici dell’essere umano in quanto tale. Un passo fondamentale è quello di portare alla luce il cuore, il fulcro della crisi odierna e affrontarla con sincera voglia di superarla. Essa diventa ancora più accentuata in quanto si affianca ad un altro genere di crisi, ossia quella economica: è da qui che la nostra società è andata via via immergendosi in una realtà che vede allargarsi a vista d’occhio innumerevoli reati sulla strada, tra le mura domestiche,ovunque. La mancanza di un’occupazione, di stabilità economica all’interno della famiglia ha spinto, infatti, gli individui ad abbandonare la minima briciola di ragione per perseguire un unico obiettivo, quello della sopravvivenza. Non più un’eccezione, bensì una regola è divenuto anche l’abbandono della terra natia, dovuto sia alla ricerca di un lavoro ma anche a ragioni di studio. Preoccupante è però constatare la perdita nei piccoli centri mondani di giovani, sorgenti del sapere e ricchi di idee in grado di far rinascere la nostra terra, rendendola verde e rigogliosa come un campo di grano nel mese di maggio.

Costruire complessi industriali di grandi dimensioni, con una forte carenza di materie prime e di infrastrutture adeguate, sarebbe un’utopia, rivolta al passato, che non avrebbe senso.

Un sogno concreto è raffigurato invece dall’ unica risorsa che dall’antichità ha accompagnato e sostenuto le vite dei nostri antenati: la terra.

Amo particolarmente…
(elaborato vincitore sez: Liceo Scientifico: autrice Ludovica De Gianni)
 
Amo particolarmente il personaggio di Ulisse: il “vir” dall’ intelligenza multiforme, non sempre positiva, eppure un uomo preso ad esempio dai Greci dall’ VIII secolo a.C. in poi con lo scopo di insegnare ai più giovani i giusti comportamenti. E allora mi sono chiesta: perché gli antichi, perché i letterati dell’epoca decisero di affidare la cultura , l’educazione di nuove generazioni ad un eroe di dubbia rettitudine, con una mente, un “animus”, volta all’inganno?

Perché Ulisse aveva dei valori, gli stessi in cui un giovane dell’epoca avrebbe dovuto credere, perché l’identità di una società riuscì a rispecchiarsi in lui.

VALORE: un termine particolare, su cui raramente ho riflettuto dandogli l’ importanza che merita. I miei genitori, i nonni, la scuola si sono riempiti la bocca di discorsi riguardanti i valori, ma io difficilmente sono riuscita a capire cosa davvero significassero, non nella loro natura di parole, spesso abusate da finti saggi, ma nella loro essenza di atti concreti. Potrei dire: i valori sono quelle qualità morali che tutti gli uomini e le donne non dovrebbero mai dimenticare, che dovrebbero accompagnare ogni esistenza. Sarei una facilona, una studentessa superficiale, metterei da parte la sensibilità attenta e minuziosa di cui dovrò imparare ad impadronirmi durante il liceo.

 E così rifletto, sempre, anche per ore su una sola parola, per poterne cogliere tutte le più nascoste sfumature, simili tra loro, ma non uguali.

La parola VALORE è difficile, più che altro sofferta da coloro che ne hanno capito a fondo il significato, cosa che io ancora non ho fatto, forse a causa della mia giovane età. Credo che una persona debba iniziare con l’avere dubbi, portando avanti il proprio laico percorso per tutta la vita. Anche quello del dubbio, del sapersi interrogare e del non sapersi rispondere può essere considerato un valore.

Erri De Luca prova a dare un significato molto personale a questa parola. La neve, una fragola, una mosca, il vino che accompagna il pasto, sapere in una stanza dov’è il nord, provare gratitudine e non sapere di che : appena ho letto questo elenco sono rimasta perplessa. Mi aspettavo di trovarci parole di rispetto, di giustizia morale e di coerenza, invece no. Rileggo la poesia; ci sarà di sicuro un significato nascosto tra quelle righe che appaiono così banali. So solo che ogni volta che ripercorro i versi li apprezzo sempre di più e mi conferiscono una dolcezza inaspettata, la mia bocca si inarca in un sorriso involontario. Un altro valore del poeta. Questo sorriso non mi è costato fatica, ma mi è piaciuto, la semplicità non comporta un lavoro, ma è bella lo stesso, non so perché, è delicata come una carezza, come un sorriso. Eppure “molti di questi valori non ho conosciuto”; quanti apprezzano il valore di una mosca o di due vecchi che si amano? Pochi, ma sono sicura che coloro che ci riescono vivano con la consapevolezza di essere fortunati, di abitare un mondo bello, e soprattutto siano capaci di emozionarsi spesso, senza il bisogno di avvenimenti eclatanti. Come i bambini: si entusiasmano per un fiore, per un animaletto, vedendo cadere lenta la neve. Non lo sanno, ma presto dimenticheranno quanto è bella la vita.

 “Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale ancora poco.” Penso al mio paese. Sì, vale poco, e sarei un’ipocrita ad affermare il contrario. Vorrei dire che io amo il posto dove sono nata e cresciuta, che lo apprezzo in tutta la sua pienezza e che rimarrò per sempre qui, ma non riesco ad essere bugiarda. Frequento il liceo, ho scelto di studiare e quindi di vedere oltre, verso nuovi orizzonti e, senza presunzione, ma con un’estrema e quasi sfacciata sincerità, scrivo che il mio paese mi dà poco da questo punto di vista. Frequenterò l’Università in una città, come tutti i miei compagni di scuola, e, quando si aprirà per me il mondo del lavoro, non tornerò a Bisaccia, a Calitri, a Monteverde, ad Aquilonia. Purtroppo questi paesi domani non varranno più niente e si svuoteranno irrevocabilmente. I nostri territori, però, hanno ancora un valore, sono poveri di opportunità quanto ricchi di terra fertile e pulita, acqua limpida, aria fresca e respirabile. Sono nella mia casa di Bisaccia, vicino alla piazza “Convento”, mi basta uscire e salire su un muretto per ammirare la rassicurante, verde distesa. E adoro stare lì per ore, ferma ed ascoltare il silenzio, solo silenzio, sentire l’immancabile vento sulla pelle. Il cielo è terso, di un azzurro limpido e la distesa di campi si veste di un antico splendore. Uno splendore che sta appassendo e che forse sfiorirà.

 Provo una sensazione di strana piacevolezza che fa presto a trasformarsi in inquietudine mista a rabbia, un nodo mi stringe forte la gola e il mio sguardo assorto non riesce a distaccarsi dal paesaggio, vorrei dirgli “mi dispiace”, ma ho paura che nella piazza apparentemente deserta possa esserci qualcuno. Mi prenderebbe per pazza. Non lo dico, ma lo penso; mi sento impotente di fronte al mio paese spopolato, poco vissuto, vecchio, e non so come cambiarlo. Dovrò prima imparare ad amarlo, ma questo avverrà fra molti anni, quando sarò lontana e ne avvertirò la nostalgia. Spero solo che, durante la mia immancabile assenza, il fragile ed in parte distrutto ecosistema non venga del tutto eliminato. I nostri territori sono enormi distese di spazio, con una bassissima densità demografica, volta a diminuire sempre di più; per questo motivo sono spesso il bersaglio di uomini d’affare che li vedono come il posto perfetto per la costruzione di discariche o di campi fotovoltaici, impedendo così la coltivazione e causando la totale morte ambientale e paesaggistica del luogo. Come possiamo difendere i nostri paesi pur dovendo andare lontano, per inseguire un sogno, un’ idea? È difficile, ma necessario ,prioritario. Spero di non essere come tanti, guardano avanti e non voltano più la testa indietro. Ciò che oggi vale poco e domani non varrà niente ieri valeva tanto, e non dobbiamo dimenticarlo. “Devi sempre avere in mente Itaca - raggiungerla sia il tuo pensiero costante.” Da anziana, quando sentirò che la mia ora sarà arrivata, vorrò a tutti i costi tornare al paese e desidererò trovarlo così come l’avevo lasciato: con aria e acqua pulite e terra incontaminata, la stessa in cui chiederò di essere seppellita. In fondo tutti gli uomini e le donne sono come Ulisse: si allontanano da Itaca e poi, dopo un lungo peregrinare, dopo aver scoperto tanto della mente umana e del mondo, ritornano. “E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso. Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso, già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.”

Di seguito i due grafici riferiti al testo di Erri De Luca"Considero valore" eseguiti da Alessandro Margotta e Francesco Natale, allievi del Liceo artistico, primi classificati ex aequo.
 
Alessandro Margotta
Margotta
Francesco Natale
Natale
 

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