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INCONTRI D’ARTE, ECONOMIA E SCIENZA: Machiavelli e il Cinquecento.

INCONTRI D’ARTE, ECONOMIA E SCIENZA: Machiavelli e il Cinquecento.

Responsabile prof. Maurizio Cianci

 In occasione dei cinquecento anni trascorsi dalla composizione del Principe, redatto probabilmente fra il luglio e il dicembre del 1513 e ampliato fino alla sua stesura definitiva prima del maggio 1514, la nostra scuola si propone di realizzare un momento di approfondimento storiografico sul pensiero politico di Machiavelli, uno dei maggiori e più noti teorici del realismo politico.

Tale proposta di lettura del Principe nasce, su suggerimento del D. S. , Prof. Gerardo Vespucci, nell’ambito delle attività previste dal progetto Incontri d’arte economia e scienza e prende forma in un corso pomeridiano di dieci ore complessive, finalizzato a trasformare i concetti in immagini, attraverso una mostra dedicata a Machiavelli e al Cinquecento.

Guardando oltre l’occasione del tutto contingente della celebrazione dei cinquecento anni del Principe, ritornare a Machiavelli significa individuare un fondamento granitico a partire dal quale è possibile pensare l’idea stessa di età moderna. Certo la periodizzazione della storia è un’operazione non solo convenzionale ma anche soggettiva, se non arbitraria, e i confini fra i diversi segmenti del divenire storico sono assai incerti e precari.

Tradizionalmente si vede l’alba della modernità nelle scoperte geografiche, attraverso cui non solo mutano le rotte commerciali, ma la coscienza intellettuale europea si misura drammaticamente e tragicamente con il multiculturalismo; oppure padre della modernità è Lutero che non solo dissolve l’unità religiosa tipica del Medioevo, ma, con il suo rifiuto di ritrattare le sue tesi teologiche, lascia in eredità al mondo moderno il principio dell’intangibilità della coscienza individuale, l’idea del valore religioso di quel ciascuno unico e irripetibile che tutti noi siamo; o ancora l’ aurora della modernità è la scienza, la quale, strappando al cosmo la sua anima divina, disantropomorfizzando la natura, produce il disincanto del mondo. Si tratta di interpretazioni della modernità assai pregnanti e suggestive.

Tuttavia è un fatto che l’ Umanesimo, come forma della coscienza europea, ha avuto la consapevolezza di rappresentare qualcosa di nuovo e di diverso, fino al punto di inventare la parola e il concetto di Medioevo, con una connotazione negativa che resiste all’usura del tempo.

Se la coscienza della modernità è l’ Umanesimo, Machiavelli è forse la figura più alta di una nuova spiritualità che ha relegato Dio in una regione remota dell’universo, considerandolo un affare privato e non più motore operoso della storia. Insomma, se la modernità si dice in molti modi, una delle immagini che forse meglio la esprimono è sicuramente “il sorriso di Niccolò”, per dirlo con il titolo di un bel libro di Maurizio Viroli su Machiavelli, di qualche anno fa. Un libro da leggere, naturalmente.

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